Nell’ambito delle Costellazioni Familiari, il “campo morfogenetico” può essere paragonato ad una memoria vivente del sistema familiare, uno spazio in cui il destino individuale e quello familiare si intrecciano.
Come facilitatrice di Costellazioni Familiari Sistemiche e Biocostellazioni , ho imparato che “il campo” è uno spazio vivo, sacro, di ascolto e presenza profondi. Uno spazio che sembra essere invisibile, ma che diventa percepibile quando entriamo in una costellazione, in quell’istante qualche cosa accade. Non sto parlando di suggestione o di interpretazione mentale, parlo di quel momento preciso in cui il sistema familiare diventa presente, come se la storia smettesse di essere nel passato e iniziasse a respirarsi nel qui ed ora.
Quando il campo si apre e ci mettiamo al servizio di quel “qualche cosa di più Grande” accade che la coscienza del sistema familiare si manifesta, le informazioni emergono in modo spontaneo, senza essere forzate o interpretate. E’ proprio l’energia del campo, che contiene la memoria dell’anima familiare a rendere visibile ciò che spesso agisce su di noi in modo inconscio: le esclusioni, gli irretimenti, gli irrisolti che influenzano la vita presente.
In quello spazio chiamato campo, si manifesta un’intelligenza silenziosa che precede le parole, che non chiede di essere spiegata ma “ascoltata” e tutto ciò che è stato dimenticato, interrotto o irrisolto puo’ emergere con delicatezza, chiedendo solo di essere visto e riconosciuto. Quando ciò che è stato escluso viene “visto” con amore e rispetto, l’energia torna a fluire e il sistema può ritrovare un ordine più profondo.
Negli anni ho sperimentato quanto sia importante avvicinarsi al campo con rispetto e umiltà, in un atteggiamento di ascolto, senza l’intento di cambiare o correggere, lasciando che il movimento più grande del sistema si mostri da sé. Il campo mostra sempre ciò che è pronto ad emergere, ad essere “visto” nei tempi giusti per la persona e per il sistema. E’ così che le sensazioni fisiche, le emozioni e i movimenti che emergono che appartengono ai rappresentanti vengono accolti come messaggi dell’anima del sistema. Non è un lavoro sulla mente, ma un’esperienza che tocca il cuore e l’anima, aprendo la possibilità a un movimento interiore di pace e riconciliazione.
Il campo non lavora solo per la persona che porta il proprio tema, ma coinvolge l’intero gruppo presente. Ogni costellazione è un’esperienza condivisa che può generare risonanze e comprensioni profonde anche in chi osserva la costellazione, è un incontro, che porta consapevolezza e apertura alla vita.
Per me è fondamentale che il campo sia uno spazio sicuro, contenuto e non giudicante. Un luogo in cui ciò che è stato escluso, dimenticato o non visto può finalmente trovare posto, senza colpa e senza forzature.
Il campo morfico non è magia, né una cura miracolosa. È uno strumento di consapevolezza, che permette di vedere ciò che spesso agisce nell’ombra. Quando una dinamica viene riconosciuta, qualcosa si allenta e in quello spazio può nascere un movimento nuovo, più libero.

