Ci sono esperienze che non si possono spiegare fino in fondo. Si possono solo attraversare.
Qualche giorno fa ho ricevuto un messaggio da parte di una partecipante all’incontro di Biocostellazioni® e Costellazioni familiari spirituali che mi ha profondamente toccata, non tanto per le parole di gratitudine, che accolgo sempre con il cuore, ma per la consapevolezza che è emersa in lei, confermando ancora una volta il valore di questo lavoro interiore.
Aveva partecipato e portato una situazione personale. Quello che non immaginava era che la trasformazione più intensa sarebbe arrivata mentre rappresentava un ruolo nella costellazione di un’altra persona.
MESSAGGIO:
Ciao Donatella ❤️grazie a te che ci dai questa opportunità e consentì di viverla in un contesto di amore e rispetto. Sono infinitamente grata per quello che ho vissuto Ho costellato una mia situazione ed è stato importantissimo. Ma a un’altra costellazione è successo qualcosa di ancora più prezioso: ho interpretato un personaggio che ha recato molto dolore. Ho scelto di entrare io in quel ruolo, perché lo sentivo, come se mi chiamasse. Ho interpretato il ruolo di un carnefice (Ero anche il mio di carnefice) E questo mi ha permesso di aprirmi alla possibilità di “integrare” una parte di ombra dentro di me. Non so se integrare è la parola più giusta. Ho cercato di accoglierla, di guardarla senza giudicarla. Solo di stare li. Non so se sono riuscita a farlo nel modo migliore, ma già solo l’averne avuto la possibilità mi fa sentire più ricca, più completa. Si pensa sempre che il “male” sia fuori di noi, invece non è così. L’ho sperimentato e soprattutto l’ho accettato. Quindi ancora una volta Grazie Grazie Grazie❤️ Che il Creatore ti benedica ✨
– Consuelo
Quando ho chiesto chi fosse disponibile ad interpretare il ruolo di “carnefice”, lei ha sentito che quel ruolo la chiamava. Un ruolo che, istintivamente, nessuno vorrebbe interpretare….Eppure qualcosa dentro di lei l’ha chiamata proprio lì.
Alla fine dell’esperienza mi ha scritto: “Ho cercato di accogliere quella parte senza giudicarla. Solo di stare lì. Si pensa sempre che il male sia fuori di noi, invece non è così. L’ho sperimentato e accolto..” Queste parole raccontano qualcosa che va ben oltre una singola esperienza. Siamo abituati a pensare che ciò che ci spaventa, che ci ferisce o che giudichiamo appartenga sempre agli altri. È una tendenza naturale. Eppure il percorso di crescita personale, in modi diversi, ci invita spesso a riconoscere che dentro ciascuno di noi convivono molte parti: quelle luminose, quelle fragili e anche quelle che facciamo fatica ad accettare.
Dentro di noi convivono amore e paura, forza e fragilità, generosità e rabbia, compassione e giudizio.
Ci sono parti luminose che mostriamo con facilità e altre che preferiremmo non vedere: quelle che, nella psicologia junghiana, vengono chiamate l’Ombra. L’Ombra non è il male: è tutto ciò che abbiamo imparato a rifiutare di noi stessi perché ritenuto inaccettabile, scomodo o doloroso. E più cerchiamo di negarla, più rischia di influenzare inconsapevolmente il nostro modo di vivere le relazioni.
Per questo, a volte, durante una Costellazione Familiare può accadere qualcosa di sorprendente.
Interpretando un ruolo, una persona entra in contatto con emozioni, immagini o movimenti interiori che diventano occasione di riflessione. Non perché quel ruolo definisca chi è, ma perché offre uno spazio in cui osservare qualcosa di sé da una prospettiva diversa.
Accogliere una parte di sé non significa darle il controllo. Non significa approvarla o giustificarla. Significa riconoscerne l’esistenza. Ciò che rifiutiamo tende spesso a rimanere nascosto, mentre ciò che riusciamo a osservare con consapevolezza può diventare una possibilità di scelta. Per molte persone questo passaggio rappresenta un momento di profonda trasformazione.
Ogni volta che accompagno un gruppo, desidero che le persone possano sentirsi accolte senza dover dimostrare nulla. Uno spazio in cui sia possibile incontrare emozioni, immagini interiori e parti di sé che nella vita quotidiana vengono spesso messe a tacere. Non sappiamo mai quale esperienza sarà significativa per una persona. A volte è la propria costellazione. Altre volte è il ruolo ricoperto nella rappresentazione di qualcun altro. Ogni vissuto è unico e personale. Ricevere testimonianze come questa mi ricorda perché amo ciò che faccio. Non perché qualcuno trovi risposte definitive. Ma perché, anche solo per un istante, possa guardarsi con occhi nuovi: con meno giudizio, con più umanità.
Forse è proprio questo uno dei doni più preziosi di un percorso interiore: scoprire che la luce diventa più autentica quando non abbiamo più paura di riconoscere anche la nostra ombra. Il vero cambiamento comincia proprio quando smettiamo di combattere contro alcune parti di noi e iniziamo a incontrarle con uno sguardo nuovo. Perché ogni parte di noi che viene vista con rispetto perde il bisogno di gridare. Ed è in quel momento che può nascere qualcosa di nuovo: più libertà, più consapevolezza e, soprattutto, più amore.
Con gratitudine,
Donatella

